:: CREARE UN SOCIAL NETWORK DEL BRAND: CHE COSA FRENA TANTE AZIENDE ITALIANE?

Una delle risposte più tipiche da parte di chi si sente consigliare “Potete innovarvi e rilanciarvi sul mercato. Come? Potete aprire un social network proprietario” è “Ma a noi non serve. E poi abbiamo già una pagina su Facebook!”.

A questo proposito, vi proponiamo due letture: “Usare Facebook, Twitter, YouTube e altri social network per il marketing aziendale” (resoconto della quinta giornata della nostra iniziativa “Open Day”) e “Creare social network del brand: la fan page di Facebook è insufficiente per l’efficace comunicazione del marchio” del nostro partner tecnologico DFL.

Una riflessione. Gli utenti del web, in particolare dai giovani agli adulti fino ai 50 anni, non sono persone che si connettono alla Rete semplicemente per cercare informazioni in modo asfittico. Sono persone che hanno almeno una passione per qualcosa e svariati interessi; che navigano per raffrontarsi (leggendo e raccontandosi a loro volta) con persone simili; che lasciano commenti a notizie, post e recensioni; che spesso hanno un proprio blog; che manifestano preferenze; che comparano modelli e prezzi sui siti di e-commerce per fare l’acquisto più soddisfacente e conveniente; che scrivono a un’azienda per avere ragguagli o chiarimenti. Che partecipano in senso pieno alla vita del web.

Prima del boom di Facebook, Twitter e altri social media, gli utenti si mettevano in relazione mediante i newsgroup, i forum e le chat. Strumenti che esistono ancora, perché non si utilizza Internet per “stare da soli” e che hanno precorso alcuni dettami che il cosiddetto Web 2.0 ha definitivamente fatto propri, divulgando prepotentemente concetti quali interazione tra persone, socialità, aggregazione, condivisione della conoscenza, collaborazione, status (basti pensare all’invito di scrivere qualcosa sulle bacheche dei più noti social media, come “A cosa stai pensando?” di Facebook e “Che c’è di nuovo?” di Twitter), desiderio di contattare utenti sconosciuti ma con interessi e preferenze analoghi.

La voglia di comunicare con altre persone è propria della storia della Rete sin dai suoi esordi. Non bisogna dimenticare che il primo nodo della Rete è nato alla fine degli anni ’60 in forma di rete sperimentale costruita per il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti dall’ARPA (Advanced Research Project Agency) per comunicare (anche dati) mettendo in relazione più computer. E non è un caso se, nel tempo, Internet si è sviluppata come una rete di computer mondiale ad accesso pubblico e se, oggigiorno, rappresenta il principale mezzo di comunicazione di massa.

Come tale, tutte le aziende e la maggior parte delle organizzazioni online vedono nel web opportunità per divulgare le attività con il fine ultimo di implementare le attività di marketing e di accrescere la notorietà (conoscenza dell’esistenza del proprio marchio, dei servizi e/o dei prodotti offerti; espansione della visibilità e della reputazione dell’azienda o dell’organizzazione). Che, detto con parole più semplici, equivale a incrementare i ricavi economici attraverso il raggiungimento di un pubblico di consumatori e fruitori più vasto.

Poiché è innegabile che il sovrascopo di qualsiasi impresa o associazione che ha qualcosa da vendere è vendere (e vendere il più possibile), attualmente una delle soluzioni più adeguate per determinate realtà professionali (non per tutte indistintamente) è affiancare il social network del brand al sito istituzionale, che abbia o meno l’impianto di e-commerce interno al proprio sito web.

Finora solo pochi imprenditori (stranieri; com’è noto, in fatto di tecnologie applicate all’uso dell’informatica e del computer l’Italia è di solito un passo indietro) hanno davvero compreso i numerosi benefici di un social network proprietario e non temono (giustamente) neppure eventuali commenti negativi da parte dell’utenza.

Sono ancora tanti gli imprenditori e i manager che dubitano dei vantaggi nel creare un social network perché, fondamentalmente, non sono ancora pronti al cambiamento della filosofia di comunicazione e di marketing e quindi vedono i nuovi strumenti del web come strutture impegnative, difficilmente gestibili, relativamente costose e, infine, “inutili”. Di frequente, scartare a priori o in seguito a riflessioni manchevoli e carenti una possibilità cela la non consapevolezza, che si declina in non conoscenza, scarsa preparazione, incompetenza, conservatorismo, timore di essere scalzati da colleghi o sottoposti che hanno più dimestichezza e pratica e idee illuminate.

Ma il mondo va avanti e arrivare a intendere le cose dopo analisi e case history altrui, a posteriori, non rappresenta né l’innovazione del presente né il futuro.

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