:: 10 ANNI DI INTERNET: I PRINCIPALI AVVENIMENTI DAL 2000 AL 2010

(Speciale scritto per WebMasterPoint)

Di Arianna Bernardini

Circa un mese fa la redazione della rivista Wired ha proclamato Internet come meritevole dell’assegnazione del Premio Nobel della Pace 2010. Un riconoscimento anomalo, visto che la Rete non è una persona, ma soltanto una tecnologia capace di mettere gli uomini in grado di scambiarsi informazioni senza limiti di volume, a costi irrisori e a qualsiasi distanza. In sostanza però è una candidatura che mette l’intera umanità e il suo stesso desiderio di pace sull’altare del riconoscimento più insigne: una tecnologia, per la prima volta, rappresenta uno strumento che l’umanità ha regalato a se stessa per combattere ogni forma di oscurantismo e di dominio di idee assoggettate a qualche potente di turno.

Insomma, Internet è la via maestra per consentire all’intera umanità di aprire e mantenere un dialogo continuo e incessante, attraverso cui mettere al vaglio di un’intelligenza collettiva ogni pensiero e ogni fatto. In questo modo la Rete diventa strumento di realizzazione di un mondo che sia veramente e in senso pieno a misura d’uomo. Per usare le parole del Direttore di Wired Italia, Riccardo Luna: «Internet può essere considerato per questo la prima arma di costruzione di massa, in grado di abbattere l’odio e il conflitto per propagare la democrazia e la pace».

Sulla stessa onda di Wired si colloca l’International Academy of Digital Arts di New York, l’istituto che da 14 anni a questa parte assegna annualmente i Webby Awards, qualcosa di simile all’Oscar applicato all’universo Internet. Quest’anno, in attesa dei Webby del 2009, l’Accademia ha voluto guardare all’intero decennio 2000-2009 per evidenziare ciò che nel web è stato più significativo e rilevante in questa prima decade del secondo millennio. L’obiettivo è quello di fare il punto di ciò che Internet ha portato in termini di innovazione nella cultura e nelle abitudini quotidiane del mondo occidentale, attraverso una classifica che rappresenta anche una rassegna di pietre miliari che hanno contribuito, o stanno contribuendo, a cambiare la nostra vita. I portali e le tecnologie presi in considerazione sono stati scelti innanzi tutto sulla base degli effetti portati alla popolazione mondiale e i benefici che sono stati in grado di generare.

Considerando che il punto di vista è quello americano stupisce meno, allora, trovare al primo posto il portale di annunci gratuiti Craiglist, che dalle nostre parti è davvero poco conosciuto. In realtà negli USA la comparsa di Craiglist ha avuto l’effetto di un vero e proprio terremoto editoriale ed economico, trasformando ciascun cittadino in un potenziale commerciante. In un paese in cui la libertà di fare economia è uno dei pilastri portanti di tutta la nazione, Craiglist rappresenta il trionfo del liberalismo più genuino, sano e popolare.

Al secondo posto si trova Google AdWords. La motivazione, a ben vedere, non è molto lontana da quella che sostiene Craiglist, ma si applica questa volta al contesto della comunicazione pubblicitaria. Con AdWords qualsiasi azienda è in grado di elaborare rapidamente e in piena autonomia una sua campagna pubblicitaria, spendendo in modo adeguato al risultato conseguito e avvantaggiandosi della possibilità di spalmare il proprio messaggio commerciale su una vasta molteplicità di siti a tema che garantiscono il raggiungimento del target a cui mira. Non c’è alcun dubbio che la nascita di AdWords abbia profondamente rivoluzionato l’ambito della pubblicità on line e abbia introdotto degli orientamenti che in futuro condizioneranno tutti i modelli della comunicazione di marketing che utilizzeranno la Rete. La perplessità, che per qualche verso gioca a sfavore di Google, è che il colosso di Mountain View possa finire per monopolizzare larghissima parte delle risorse di Internet, con il rischio che nel lungo termine si possa compromettere proprio quella libertà assoluta che oggi appartiene alla Rete. Proprio su questo punto gli osservatori si concentrano assiduamente per elaborare possibili previsioni, ma Internet è un organismo la cui evoluzione frenetica e continua è così rapida e complessa che sfugge quasi sempre a ogni predizione.

Al terzo gradino del podio c’è Wikipedia. Un portale che rappresenta un’inversione radicale della creazione del sapere: non più custodito e gestito da esperti deputati alla ricerca e alla redazione di contenuti enciclopedici, ma una raccolta di informazioni distribuite e generate da tutta la popolazione del mondo e controllate dalla stessa comunità globale che le ha introdotte nel portale. In sostanza, il sapere di pochi che viene erogato ai molti, che ricorda un po’ il modello ideale degli illuministi Diderot e D’Alembert, diventa un sapere dei molti che grazie al vaglio dell’intera comunità umana si legittima e diventa progressivamente conoscenza condivisa e affidabile. Scrisse il filosofo idealista Johann Gottlieb Fichte: «Quando ogni scoperta utile fatta in un punto della terra verrà immediatamente resa nota al resto del pianeta, allora, senza alcuna ulteriore interruzione, senza ostacoli o regressi, l’umanità procederà verso una cultura di grado più alto, che al tempo presente non siamo neanche in grado di concepire». Fichte scriveva all’inizio dell’Ottocento. Oggi quel tempo è arrivato e Wikipedia ne è uno degli esempi più rappresentativi.

Al quarto posto troviamo la chiusura di Napster nel 2001. Napster rappresentò nei primi tempi dell’universo Internet l’applicazione per eccellenza mediante cui gli utenti potevano scambiarsi direttamente dati in modalità peer-to-peer. Intimorite da una perdita consistente di ricavi, le major di contenuti ne ottennero la chiusura. Il risultato fu però quello che non si auguravano: la proliferazione di una quantità di altri sistemi di scambio dati che oggi ha raggiunto proporzioni decisamente inarrestabili. Alla stessa chiusura di Napster qualcuno fa risalire l’idea della nascita generalizzata del Web 2.0, inteso come universo web in cui i contenuti sono introdotti e veicolati dagli utenti stessi, in barba alle logiche per cui spetterebbe solamente ad alcune aziende con dei rigidi modelli di produzione e protezione dei diritti d’autore la creazione e la distribuzione dei contenuti

La quotazione in borsa di Google del 2004 è alla quinta posizione. Qui c’è poco da commentare: è il momento in cui l’impresa fondata da Brin e Page inizia ufficialmente un’escalation che la porta oggi a essere una delle aziende da cui dipende il futuro tecnologico del mondo.

La nascita della condivisione dei video on line nel 2006 è al sesto posto. YouTube rappresenta nella sua dimensione più macroscopica la piena maturità della rete: Internet è adesso a pieno titolo veicolo di multimedialità piena, al punto da diventare pienamente un competitor della televisione e della sua offerta di contenuti. Ma YouTube è anche uno degli esempi più eclatanti del fatto che ogni utente può diventare a pieno titolo creatore di contenuti spesso pregevoli e che può diffonderli a un pubblico senza bisogno di intermediazioni da parte di aziende che si occupino di distribuzione e promozione. Interrogato sui problemi che attualmente stanno affrontando le major, uno dei top manager del gruppo Sony Music Entertainment dichiarò: «In effetti noi siamo come quelli che cercano di vendere acqua mentre piove». La pioggia di YouTube, per restare nella metafora, non c’è vento che potrà mai più spazzarla via.

L’apertura di Facebook, quello che oggi è il più grande social network occidentale, è al settimo posto. Chi ha stilato la classifica pone però sullo stesso gradino anche il varo di Twitter nel 2006. Facebook e, in parte minore e ancora da definire, Twitter, stanno infatti cambiando in modo definitivo il modo in cui è possibile utilizzare la Rete. Internet non è più solo uno strumento di fruizione dei contenuti, ma innanzi tutto un canale di partecipazione attiva, in cui ogni utente è contemporaneamente fruitore e produttore di idee e di contenuti. Qualsiasi sarà il futuro di Facebook e Twitter, il nuovo ruolo creativo e partecipativo di chi usa la Rete rimarrà sempre.

Nel 2007, dopo un lungo periodo di battage preliminare, viene lanciato sul mercato l’iPhone. Lo smartphone di Apple raccoglie tutta una serie di caratteristiche già in nuce in tutti i dispositivi portatili esistenti e li riunisce in un unico device. Uno strumento versatile e capace di funzionare in innumerevoli modi diversi a seconda delle applicazioni che volta per volta si installano. È l’archetipo della convergenza di tecnologie diverse in un unico dispositivo mobile. Ancora oggi è appena profilato il percorso dell’uso di Internet da mobile. Ma l’iPhone rappresenta, a detta di molti, l’accensione del motore che ha permesso di iniziare la corsa. L’iPhone è all’ottava posizione nella classifica.

Alla nona e alla decima posizione l’International Academy of Digital Arts pone l’uso di Internet per sostenere l’elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti e le proteste contro Ahmadinejad in occasione della recente tornata elettorale segnata da pesanti brogli in Iran. Due esempi complementari di come Internet sia attualmente diventato uno strumento imprescindibile nella lotta politica e nel sostegno delle azioni civili e sociali. Internet può mettere le persone in condizione di dialogare, di incontrarsi, di conoscersi, di mettere in confronto posizioni anche fortemente contrastanti. In questo modo è in grado di aprire nuovi orizzonti e realizzare un universo di idee che non è più solo patrimonio di uno solo o di un gruppo ristretto che si difende innalzando barricate e repulsioni contro ogni diversità, ma dell’intera umanità, pur mantenendo il pieno rispetto delle diverse opinioni e delle molteplici identità. In questo senso, davvero Internet ha le caratteristiche per portare il genere umano a una nuova era della sua storia, una fase in cui ogni essere umano che ha accesso alla Rete è unito a ogni altro uomo, mediante un legame che è fatto di comunicazione a doppio senso.

Se forse questo non basta ad aggiudicare a Internet il Premio Nobel, come vorrebbe Wired, sicuramente è una ragione sufficiente per assegnare alla nostra epoca il titolo di era di Internet. Un’era appena iniziata, in cui ciascun uomo è e resterà a pieno titolo protagonista.

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