:: LIMITI DEI SOCIAL NETWORK ATTUALI: L’USO POLITICO DI FACEBOOK E L’ESIGENZA DI UN NUOVO MODELLO WEB 2.0

In seguito all’evento, disdicevole da ogni punto di vista, che ha visto Silvio Berlusconi vittima dell’aggressione di Massimo Tartaglia, il popolo della Rete si sta freneticamente esprimendo a favore o contro l’episodio. Ancora una volta il web, e in particolare il più grande social network, Facebook, sta funzionando come cassa di risonanza di tutti gli umori e le emozioni più viscerali. In particolare stanno emergendo i timbri più caustici, quelli che esaltano la violenza e le azioni delinquenziali come strumenti per sostenere la propria parte.

Sull’onda degli ammonimenti del presidente Napolitano, a più voci si invoca una riduzione dei toni dello scontro politico, chiedendo di riportare la dimensione dei disaccordi tra le diverse posizioni su un terreno di normale dialettica parlamentare e di scambio di idee su come concepire e attuare la conduzione della cosa pubblica. L’idea che guida i cultori della democrazia fondata sul dialogo e sul confronto di opinioni è che si aboliscano le provocazioni e le incitazioni all’odio da entrambe le parti per sostituirle con la proposta e il dibattito sulle proposte e i programmi.

Il web è pronto a recepire queste esortazioni? A guardare bene, sembra che la lotta sia aperta e verbalmente violentissima. I sostenitori di uno e dell’altro schieramento si affrontano a muso duro, sfruttando anche questa vicenda drammatica ed esecrabile del ferimento del Premier come un’occasione per scatenare livore e astio reciproco. Chi detesta il Presidente del Consiglio crea gruppi che inneggiano a Tartaglia, mentre chi sta dalla parte di Berlusconi cerca di compattarsi ed esprimere la propria solidarietà. Le espressioni estreme e a tutta prima agghiaccianti sono in realtà nella logica degli scontri di posizioni su Internet dai suoi albori: già ai tempi delle chat testuali su IRC gli utenti si lanciavano in flame war rabbiosissime, in cui si passava ore a inveire gli uni contro gli altri con dispiego di epiteti irripetibili.

La mente umana è per sua natura propensa alle facili ire e alle eccitazioni emozionali capaci di obnubilare la ragione e la lucidità critica. In questo senso non c’è da stupirsi che oggi Internet sia diventato il campo di battaglia per scambiarsi improperi – quasi sempre senza fondamento razionale – al fine di sostenere la propria area politica. Il punto è piuttosto che mancano sul web dei veri e propri spazi di dialogo in cui si possa scambiare delle idee più ampie di quelle contenibili in poche frasi. Facebook e il suo modello espressivo è perfetto per la comunicazione di brevi massime e osservazioni, ma non si presta all’elaborazione di confronti ben argomentati. E a poco valgono i blog: c’è un eccessivo dislivello tra chi gestisce il blog e chi interviene inserendo un commento ai post, mentre i blog multiautore sono molto poco dialettici e comunque diventano inusabili per un contraddittorio di punti di vista differenti quando il numero di utenti autorizzati a postare contenuti supera già la decina. L’alternativa tipica è un modello da Web 1.0, i forum, che però risultano assolutamente limitanti e riduttivi, quasi sempre troppo dispersivi e confusionari, confrontati all’ampiezza di interazione richiesta da chi è avvezzo agli strumenti del Web 2.0.

Uno degli sviluppi attesi nell’universo del web contemporaneo è allora l’introduzione di un nuovo modello di piattaforma paritaria Web 2.0 – in cui tutti gli utenti possano confrontarsi rimanendo allo stesso livello – adatta allo scambio di opinioni ben motivate e circostanziate, dove tutti gli utenti possano fruire di gradi di libertà espressiva sconosciuti ai forum e congrui alla ricchezza di un confronto complesso come quello politico. Un modello capace, tra l’altro, di rendere impossibili operazioni di manipolazione ingenua e – diciamolo pure – stupida, simili a quelle messe in campo da alcuni amministratori di gruppi di Facebook finalizzati a scopi vari (per esempio “Sosteniamo il Made in Italy”, “Aboliamo il Superenalotto e diamo i soldi ai terremotati dell’Abruzzo” o “No Facebook a pagamento nel 2010”) che improvvisamente e a insaputa degli iscritti hanno cambiato nome, diventando “Solidarietà a Silvio Berlusconi” o “Sosteniamo Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia”. L’effetto, ovviamente, è stato un immediato boomerang, con una valanga di insulti rivolti al Premier e a chi lo sostiene inaspriti dalla rabbia di chi scopre di essere finito in un raggiro. Tutte situazioni che, oltre a non giovare al dibattito politico e alla crescita del paese, evidenziano in pieno alcuni dei limiti attuali di Facebook e dei social network attuali.

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