Qual è l’ora migliore per mandare un tweet? Una ricerca su Twitter lo svela

twitter-to-useQuando inviare messaggi su Twitter? Qual è l’ora migliore in cui conviene mandare tweet che vengono effettivamente letti o che ottengono interazioni? Domande abbastanza consuete tra chi si occupa di social media marketing. Non c’è una risposta unica: alcuni ritengono che si debba cercare di twittare nei momenti in cui è più probabile trovare persone attive sul sito, altri pensano che quando troppi utenti sono online il flusso di tweet è saturo e quindi le probabilità di fare spiccare il proprio messaggio su tutti sono più basse.

A tentare di fare chiarezza su qual è il momento migliore per twittare è una ricerca su Twitter effettuata da Buffer. Analizzando un campione di quasi cinque milioni di tweet gli analisti hanno potuto rilevare le tendenze principali nel comportamento degli utenti, sia riguardo gli orari di pubblicazione dei messaggi, sia per quanto concerne le interazioni con i tweet. In particolare, sono stati presi in considerazione i click-per-tweet, i favoriti-per-tweet, i retweet-per-tweet e le risposte-per-tweet. Il risultato è una mappatura dei momenti migliori della giornata per ottenere i migliori effetti di comunicazione. Continua a leggere

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Amadori vs. Report: la risposta di Amadori è adeguata? Un’analisi

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Il caso di comunicazione che oppone Amadori a Report è di quelli che fanno scuola. Report manda in onda un servizio sulla situazione degradata di molti allevamenti italiani e fa riferimento specifico ad Amadori. La troupe entra di nascosto in uno degli stabilimenti dell’azienda romagnola e mostra le condizioni in cui vivono alcuni maiali, imprigionati in gabbie strettissime, in un ambiente lercio e infestato dai topi. Poi l’attenzione è rivolta all’uso esagerato di antibiotici, che vengono somministrati agli animali per tenerli in vita in una condizione del tutto innaturale. Altre riprese mostrano lo stato di sovraffollamento in cui sono stipati i polli. Inutile dirlo: il video, con connotazioni fortemente emozionali, sul web diventa subito virale (al momento in cui scriviamo il solo post della pagina di Facebook di Report ha ricevuto quasi 9.000 condivisioni a soli due giorni dalla pubblicazione).

La risposta di Amadori non si fa attendere: il giorno dopo viene pubblicato sul sito e condiviso nella pagina Facebook un lungo comunicato stampa in cui viene data risposta puntuale al servizio di Report. Solo che non viene addotto uno straccio di prova di quello che viene dichiarato e, soprattutto, non vengono fornite immagini a sostegno del testo, peraltro lungo, molto tecnico e in qualche passaggio perfino poco chiaro.

La pagina Facebook di Amadori, già inondata di commenti esacerbati contro l’azienda, riceve un’ulteriore aggressione proprio a causa del comunicato stampa. Ovviamente il pubblico lo legge più come una provocazione che come un chiarimento, per via dello stile burocratico e l’atteggiamento da muro contro muro che l’azienda oppone a Report senza di fatto cercare alcuna forma di dialogo. Peraltro, alla valanga di commenti ricevuti – praticamente tutti dispregiativi – l’azienda risponde o tramite qualche cancellazione, o senza rispondere nel merito e ricopiando il link al comunicato stampa.

È facile intuire che la situazione in cui si trova al momento Amadori è alquanto infelice: i suoi responsabili della comunicazione non conoscono evidentemente la metodologia per ribattere a una crisi dilagante di questo tipo. Il rischio è che questo episodio possa portare a perdite ingenti di quote di mercato. Nel peggiore dei casi potrebbe anche mettere a repentaglio il rapporto di fornitura in atto con McDonald’s, che porterebbe l’azienda a riduzioni di fatturato veramente considerevoli.

Come dovrebbe reagire a questo punto Amadori? C’è un modo per recuperare la situazione e magari capovolgerla a proprio vantaggio? L’analisi nell’articolo linkato qui sotto approfondisce la questione e e pone prospettive interessanti di crisis management.

Servizio di Report contro Amadori: analisi del caso di crisis management

 

Amnesia digitale: cosa significa ricordare e come è cambiata la memoria nell’era di Internet e degli smartphone

brain-smartphoneL’“amnesia digitale” è l’esperienza di dimenticare larga parte delle informazioni che vengono salvate in un dispositivo digitale al quale si assegna il compito di memorizzarle al posto della mente. In pratica, si tende a dimenticare quasi tutto quello che si può trovare rapidamente in uno smartphone, in un computer o direttamente sul web. Ad approfondire questo tema è uno studio effettuato in maggio 2015 da Kaspersky Lab con il supporto della società di ricerche statistiche e sondaggi d’opinione Opinion Matters: è stato chiesto a un campione di 1.000 utenti americani di entrambi i sessi e di età compresa tra 16 e più di 55 anni cosa ricordassero dei dati immagazzinati nei propri device digitali e dei risultati delle ricerche fatte sul web.

Il punto centrale dello studio è l’evidenza che soltanto un utente su tre memorizza o prende nota di informazioni che ritiene importanti. Inoltre la maggior parte non si pone il problema di rischiare di dimenticare quelle informazioni che possono facilmente trovare o recuperare online. Quando hanno la necessità di rispondere a una domanda, circa il 50% degli intervistati di tutte le fasce d’età cercano online prima di utilizzare altri strumenti, senza neanche tentare di ricordare quello che già hanno imparato. Solo il 39,3% prova innanzi tutto a riflettere per cercare l’informazione tra i propri ricordi. Quando un’informazione è stata trovata online, poco meno del 60% del campione non prende nessun appunto, mentre il 28,9% dimentica l’informazione subito dopo averla utilizzata (percentuale che diventa del 35,5 se ci si riferisce agli intervistati con un’età compresa tra 35 e 44 anni). Continua a leggere

:: CORSO DI FORMAZIONE: WEB MARKETING E COMUNICAZIONE SU INTERNET PER PICCOLE E MEDIE IMPRESE

Piccole e medie imprese necessitano di azioni di web marketing fondate su budget piuttosto contenuti,  pur dovendo prevedere l’efficacia dei risultati.

A differenza delle grandi aziende, solitamente le PMI non possono affrontare spese tali per dare in gestione ad agenzie specializzate lo svolgimento delle strategie di comunicazione e marketing online. La soluzione con il migliore rapporto costo/beneficio è avvalersi di risorse interne per mettere in atto campagne di social media marketing, pubblicare comunicati stampa, seguire le attività online per pubblicizzare l’impresa e i suoi prodotti, sostenere e-commerce e vendite, aggiornare il blog aziendale e l’eventuale pagina Facebook.

Il corso di formazione “Web marketing e comunicazione su Internet per piccole e medie imprese”, nella versione di 2 giorni (solo parte teorica) o 3 giorni (parte teorica e parte applicativa con esercitazioni e workshop) presso la sede del Cliente, offre le competenze per gestire in piena autonomia il web marketing  grazie al quadro informativo completo sulle opportunità di comunicazione e marketing più proficue e vantaggiose.

L’esposizione, gli esempi delle tematiche affrontate, esercitazioni e workshop sono concretamente adeguati alla specificità dell’azienda, al settore di mercato in cui opera e alla disponibilità di investimento nel marketing.

I principali obiettivi del corso di formazione “Web marketing e comunicazione su Internet per piccole e medie imprese” sono:

  • aggiornare e riqualificare la comunicazione aziendale;
  •  incrementare la visibilità sul mercato;
  • dare maggiore vitalità ai mercati esistenti e aprire mercati nuovi;
  • pianificare campagne di web marketing basandosi sul migliore rapporto costo/beneficio e gestirle con successo;
  • fidelizzare il rapporto con partner, fornitori e clienti;
  • dare vita a nuovi strumenti basati sul web di sostegno a vendita e customer satisfaction.

Il corso, senza subire alcuna variazione di costo rispetto al numero dei partecipanti, è rivolto a tutto il personale che si occupa di marketing e comunicazione internamente a una piccola o media impresa: manager e imprenditori, direttori commerciali, direttori vendite, business consultant, responsabili marketing, responsabili comunicazione.

Per informazioni dettagliate su contenuti e programma del corso, nonché sulle modalità di erogazione, si rimanda alla pagina Web marketing e comunicazione su Internet per piccole e medie imprese”.

Per ulteriori chiarimenti, telefonare al numero 0382.554425 (ore 10-19, lunedì-venerdì), riferirsi all’account Skype (communication_village) o scrivere un’e-mail a formazione@communicationvillage.com.

:: OFFERTE DI LAVORO – REDATTORE “ASP.NET” CERCASI (COMMUNICATION VILLAGE)

Communication Village, azienda di comunicazione, marketing e formazione, cerca

REDATTORE

per scrittura di articoli originali riguardanti ASP.NET con conoscenze di Visual Studio 2008 e Visual Studio 2010, Visual Basic .NET, Master Page, accesso ai database (conoscenza minima di SQL server e MySQL) e sicurezza.

Il redattore svolgerà il lavoro, part-time e negli orari più congeniali, dalla postazione da lui prescelta (non è prevista la presenza presso la sede di Communication Village).

È indispensabile:

  • dimostrare ottime doti di scrittura (che appureremo mediante un’articolata prova scritta, da eseguirsi presso il proprio domicilio, che comprovino correttezza nello svolgimento, velocità di scrittura e puntualità nel consegnare gli elaborati);
  • disporre di un account Skype per il colloquio preliminare a distanza.

Sarà privilegiato chi è in possesso delle seguenti caratteristiche:

  • ha già avuto esperienza nel campo redazionale, nella fattispecie negli ambiti suindicati;
  • ha conoscenze di SEO per il buon posizionamento degli articoli nei motori di ricerca, impiegando le parole chiave con maggiore rilevanza in termini di focus all’inizio dell’articolo, oltre che al suo interno (dove si auspica l’utilizzo di sinonimi che possano fungere da keyword);
  • ha una buona, se non ottima, conoscenza della lingua inglese (nel caso occorra prendere spunto da fonti scritte in inglese o da video in lingua inglese);
  • è in possesso di partita IVA.

Se la posizione ricercata da Communication Village è di proprio interesse, si prega di rispondere all’annuncio via e-mail (info@communicationvillage.com), indicando il riferimento “RED-ASP” nell’oggetto dell’e-mail, allegando il proprio curriculum vitae completo di autorizzazione al trattamento dei dati personali ai sensi del D. Lgs. 196/03.

La ricerca è rivolta a candidati ambosessi ai sensi della L. 903/77 e della L. 125/91.

:: CREARE UN SOCIAL NETWORK DEL BRAND: CHE COSA FRENA TANTE AZIENDE ITALIANE?

Una delle risposte più tipiche da parte di chi si sente consigliare “Potete innovarvi e rilanciarvi sul mercato. Come? Potete aprire un social network proprietario” è “Ma a noi non serve. E poi abbiamo già una pagina su Facebook!”.

A questo proposito, vi proponiamo due letture: “Usare Facebook, Twitter, YouTube e altri social network per il marketing aziendale” (resoconto della quinta giornata della nostra iniziativa “Open Day”) e “Creare social network del brand: la fan page di Facebook è insufficiente per l’efficace comunicazione del marchio” del nostro partner tecnologico DFL.

Una riflessione. Gli utenti del web, in particolare dai giovani agli adulti fino ai 50 anni, non sono persone che si connettono alla Rete semplicemente per cercare informazioni in modo asfittico. Sono persone che hanno almeno una passione per qualcosa e svariati interessi; che navigano per raffrontarsi (leggendo e raccontandosi a loro volta) con persone simili; che lasciano commenti a notizie, post e recensioni; che spesso hanno un proprio blog; che manifestano preferenze; che comparano modelli e prezzi sui siti di e-commerce per fare l’acquisto più soddisfacente e conveniente; che scrivono a un’azienda per avere ragguagli o chiarimenti. Che partecipano in senso pieno alla vita del web.

Prima del boom di Facebook, Twitter e altri social media, gli utenti si mettevano in relazione mediante i newsgroup, i forum e le chat. Strumenti che esistono ancora, perché non si utilizza Internet per “stare da soli” e che hanno precorso alcuni dettami che il cosiddetto Web 2.0 ha definitivamente fatto propri, divulgando prepotentemente concetti quali interazione tra persone, socialità, aggregazione, condivisione della conoscenza, collaborazione, status (basti pensare all’invito di scrivere qualcosa sulle bacheche dei più noti social media, come “A cosa stai pensando?” di Facebook e “Che c’è di nuovo?” di Twitter), desiderio di contattare utenti sconosciuti ma con interessi e preferenze analoghi.

La voglia di comunicare con altre persone è propria della storia della Rete sin dai suoi esordi. Non bisogna dimenticare che il primo nodo della Rete è nato alla fine degli anni ’60 in forma di rete sperimentale costruita per il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti dall’ARPA (Advanced Research Project Agency) per comunicare (anche dati) mettendo in relazione più computer. E non è un caso se, nel tempo, Internet si è sviluppata come una rete di computer mondiale ad accesso pubblico e se, oggigiorno, rappresenta il principale mezzo di comunicazione di massa.

Come tale, tutte le aziende e la maggior parte delle organizzazioni online vedono nel web opportunità per divulgare le attività con il fine ultimo di implementare le attività di marketing e di accrescere la notorietà (conoscenza dell’esistenza del proprio marchio, dei servizi e/o dei prodotti offerti; espansione della visibilità e della reputazione dell’azienda o dell’organizzazione). Che, detto con parole più semplici, equivale a incrementare i ricavi economici attraverso il raggiungimento di un pubblico di consumatori e fruitori più vasto.

Poiché è innegabile che il sovrascopo di qualsiasi impresa o associazione che ha qualcosa da vendere è vendere (e vendere il più possibile), attualmente una delle soluzioni più adeguate per determinate realtà professionali (non per tutte indistintamente) è affiancare il social network del brand al sito istituzionale, che abbia o meno l’impianto di e-commerce interno al proprio sito web.

Finora solo pochi imprenditori (stranieri; com’è noto, in fatto di tecnologie applicate all’uso dell’informatica e del computer l’Italia è di solito un passo indietro) hanno davvero compreso i numerosi benefici di un social network proprietario e non temono (giustamente) neppure eventuali commenti negativi da parte dell’utenza.

Sono ancora tanti gli imprenditori e i manager che dubitano dei vantaggi nel creare un social network perché, fondamentalmente, non sono ancora pronti al cambiamento della filosofia di comunicazione e di marketing e quindi vedono i nuovi strumenti del web come strutture impegnative, difficilmente gestibili, relativamente costose e, infine, “inutili”. Di frequente, scartare a priori o in seguito a riflessioni manchevoli e carenti una possibilità cela la non consapevolezza, che si declina in non conoscenza, scarsa preparazione, incompetenza, conservatorismo, timore di essere scalzati da colleghi o sottoposti che hanno più dimestichezza e pratica e idee illuminate.

Ma il mondo va avanti e arrivare a intendere le cose dopo analisi e case history altrui, a posteriori, non rappresenta né l’innovazione del presente né il futuro.

:: SOCIAL MEDIA MARKETING: SCEGLIERE SERVIZI, CONSULENZA E CORSI DI FORMAZIONE PER AZIONI DI WEB MARKETING EFFICACI

Come scegliere la soluzione giusta per una campagna di social media marketing? Questa è una delle domande più tipiche che si pone un manager pronto a investire in comunicazione di marketing sul web.

Una delle questioni fondamentali a cui ogni manager cerca di dare subito una risposta è: cosa si può affidare direttamente al personale interno all’azienda, visto che il social media marketing è innanzi tutto (anche se non soltanto) un lavoro di pubblicazione di messaggi per lo più brevi su social network, blog e altri siti “sociali”, di solito in forma di commenti o di brevi aggiornamenti di stato?

Per fare questo non occorre una risorsa provvista di competenze tecniche estremamente specializzate, come un grafico o uno sviluppatore web. Quindi assegnare a questa attività una persona già disponibile in azienda potrebbe essere una buona idea.

Questa riflessione in parte è esatta.

In un altro post abbiamo descritto in modo particolareggiato le competenze che deve avere una risorsa dedicata alla comunicazione di marketing nel Web 2.0.

Se non è richiesta una specifica preparazione tecnica, sono invece indispensabili:

  1. una buona cultura generale, una solida competenza di comunicazione di marketing e un’esperienza pregressa nel ruolo di copywriter (qualità che raramente sono presenti nel personale già assunto dalla maggior parte delle imprese);
  2. una serie di conoscenze e nozioni specifiche (quasi sempre manca al personale già esistente) per la gestione efficace del complesso universo del Web 2.0;
  3. il tempo. Se è vero che gran parte delle attività di social media marketing non richiede investimenti economici, è anche vero che per ottenere dei risultati apprezzabili bisogna impiegare una significativa quantità di tempo in modo regolare e costante, altrimenti il lavoro svolto rischia di risultare vano.

Considerando questi tre aspetti, diventa facile capire come gestire e a chi affidare le attività di marketing nel Web 2.0.

Se si dispone di una risorsa interna con competenze minime adeguate e con del tempo da dedicare (circa una o due ore al giorno) al social media marketing, è sufficiente formarla con un corso di formazione sul social media marketing in modo da fornirle le conoscenze tecniche necessarie per svolgere azioni di comunicazione in modo proficuo.

L’investimento, in questo senso, è quello di un corso di formazione. Un buon corso costa orientativamente tra i 1.500 euro e i 4.000 euro e dura mediamente da 2 a 5 giorni, a seconda della quantità di esercitazioni che si prevede di integrare all’interno delle lezioni e del livello di approfondimento che si vuole raggiungere.

Se la risorsa interna è competente ma si vuole avere una maggiore garanzia dei risultati ottenuti, si può optare per aggiungere alla formazione anche un piano di consulenza esterna. Questo garantisce all’azienda la certezza di svolgere le azioni più efficaci, definite insieme al professionista che offre all’impresa la sua esperienza e la sua competenza. Inoltre il consulente si occupa di definire gli obiettivi e di controllare i risultati, dando suggerimenti mirati e proponendo, in corso d’opera, azioni correttive per ottenere il migliore successo dalla campagna.

Un piano di consulenza solitamente si applica a un periodo non inferiore ai sei mesi, sotto il quale non si possono assicurare risultati a questo tipo di campagna di marketing.

Il costo orientativo, riferito a sei mesi di consulenza, oscilla  tra i 3.000 euro e i 10.000 euro, a seconda dell’intensità e della profondità dell’assistenza richiesta.

Se l’azienda non ha risorse umane da dedicare in modo costante al social media marketing può decidere di assegnare tutto il lavoro a un’agenzia esterna.

In questo caso, oltre a verificare la qualità e la competenza dell’agenzia scelta, l’azienda deve richiedere una pianificazione chiara degli obiettivi a cui si punta, le azioni da svolgere, i principali siti e canali web da impiegare. Inoltre si devono fissare una serie di milestone che consentono di valutare in corso d’opera i risultati conseguiti, in modo da apportare i correttivi più consoni al miglioramento della campagna.
L’azienda deve anche incaricare una propria persona a relazionarsi in modo regolare con l’agenzia, in modo da passarle tutte le informazioni utili per lo svolgimento del lavoro di comunicazione dell’impresa.

Anche in questo caso, il lavoro si deve applicare a un periodo non inferiore ai sei mesi, sotto il quale per questo tipo di campagna di marketing non possono essere assicurati risultati. Il costo orientativo, riferito a sei mesi di attività, oscilla tra 10.000 e 30.000 euro.